Nell’Europa orientale spirano da tempo venti di libertà.
Il vento iniziò a soffiare in Serbia con la rivoluzione di velluto, raggiunse la Georgia con la rivoluzione delle rose, ha scosso l’Ucraina colorandola di arancione, simbolo del colore del sole contro un regime repressivo, ed oggi alita forte sui tulipani alle porte dell’Asia, in Kirghistan, ed agita anche la Belorussia. Sono state tutte rivoluzioni non violente, segno che la storia è maestra di vita, ma che occorrono allievi pronti ad imparare. Possiamo dire con gioia che molti hanno appreso le lezioni del Mathma Gandhi e di Martin Luther King.
Nessuna dittatura e nessun regime può resistere allorché la massa diventa popolo e reclama a gran voce il rispetto dei propri diritti e la democrazia, allorché i cittadini fanno politica e non ascoltano più i politicanti. I politicanti sono coloro che non guardano a grandi ideali e trattano i cittadini come massa, come un semplice serbatoio di voti per loro ed i loro amici, sono coloro che promettono favori e vanno di casa in casa a chiedere consensi elettorali. I politicanti sono soprattutto coloro che non hanno rispetto delle idee altrui. Costoro non hanno ideali, ma soltanto volgari interessi materiali.
Il popolo della Serbia, della Georgia, dell’Ucraina, del Kirghistan e della Belorussia insegna che la politica può essere ancora spronata da alti ideali. Popolo in piazza per fare politica!!!
In Italia tuttavia si è consumata una pagina nera della storia repubblicana con le riforme costituzionali votate dalla attuale maggioranza di governo, che consegnano al Presidente del Consiglio un eccezionale potere e limitano quello del Capo dello Stato.
Non è la prima volta che vengono formulate riforme senza discussione in Parlamento, luogo nel quale gli schieramenti politici dovrebbero confrontarsi.
La Costituzione fu pensata e redatta da statisti di idee diverse e contrastanti: socialisti, liberali, cattolici, comunisti, repubblicani, uomini del partito d’Azione.
Questa diversità fece sì che la Carta Costituzionale garantisse le libertà democratiche e l’equilibrio fra i diversi poteri dello Stato.
Forse perfino i monarchici di allora furono lieti di quella Costituzione, perché sapevano bene quanto può nuocere ad una nazione lo strapotere di un Presidente del Consiglio.
Quell’equilibrio è stato cancellato per volere di un partito politico che rappresenta il 3% dell’elettorato, un partito il cui leader politico ha insultato la bandiera italiana, un partito al cui interno esiste un deputato che propose vagoni speciali per gli extracomunitari! Un partito che ha parlato di secessione della Padania (?) e che oggi impone riforme costituzionali alla nazione italiana!
Di fronte a questa pagina nera della storia democratica e repubblicana bisogna lottare, e per farlo è necessario diventare popolo, indicare grandi ideali, quelli che permisero di redigere la Costituzione.
È senz’altro giusto scioperare per i bassi salari, per difendere i propri diritti di lavoratori, ma è ancor più giusto non chiudere gli occhi dinanzi a riforme che mettono in pericolo la democrazia.
Sarebbe stato auspicabile che molti italiani fossero scesi nelle piazze e nelle strade a protestare, ma non è avvenuto. Non importa! Se l’ora della protesta è trascorsa, viene il tempo del lavoro. Impegniamoci in difesa della Costituzione!
marzo 2005
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