in margine alle “filosofie del male”
alcune doverose precisazioni
mario amato


In un articolo apparso sul Corriere della Sera datato 8 aprile 2005 intitolato “La forza che manca al mondo laico”, dedicato al Pontefice Giovanni Paolo II, il filosofo Emanale Severino cita la definizione papale del nazismo e del comunismo come figli delle «filosofie del male». Questo accostamento sta diventando patrimonio delle nuove generazioni e di molti libri di storia, ma è del tutto errato.
Il fascismo ed il nazismo si sostituirono con la violenza a parlamenti rappresentativi. Non possiamo dimenticare che nel parlamento italiano erano rappresentati socialisti, liberali, cattolici e che la repubblica di Weimar fu crogiolo di culture e partiti politici. Non possiamo passare nell’oblio che i libri di Antonio Gramsci e Piero Gobetti erano letti e pubblicati!
Il comunismo fu invece un sogno di eguaglianza e dignità per ogni uomo e la rivoluzione d’ottobre dell’anno 1917 scardinò un sistema economico grazie al quale una piccola parte di una immensa popolazione dominava sulla restante maggioranza.
Il comunismo, ha scritto Claudio Magris, non è stato soltanto Gulag, ma ha anche dato dignità a popoli e classi sociali trasformando la plebe in forza politica cosciente.
In nessuna nazione dell’Europa Occidentale vi è stato un regime comunista, ma non si può negare che la presenza dei comunisti sia stata un freno al liberismo sfrenato e che abbia costretto i governi a confrontarsi con problemi sociali ed umani.
Il punto di vista qui espresso non è un tentativo di giustificare la dittatura comunista, bensì uno sforzo per non confondere ciò che non può e non deve essere confuso.
Nell’articolo suddetto si legge anche che il Santo Padre Giovanni Paolo II ha sconfitto il comunismo. Che egli sia stato un elemento dirompente per il blocco del Patto di Varsavia è vero, ma si dimentica innanzitutto che il comunismo è caduto perché nessuna dittatura è eterna e l’aspirazione alla libertà è una forza inarrestabile. Non solo! Accettando questa visione si fa torto ad altri elementi che vanno ricordati: la primavera di Praga e Alexander Dubcek e il relativo manifesto delle duemila parole firmato dalla intellighenzia cecoslovacca, la Östpolitik di Willi Brandt, il sindacato Solidarnosc di Lech Walesa.
Si fa torto allo stesso Pontefice appena scomparso, perché si limita la sua azione alla lotta al comunismo, dimenticando l’enciclica rei socialis, nella quale si indicano le differenze economiche tra i paesi opulenti ed il terzo mondo e non si dimenticano le sacche di povertà all’interno dello stesso mondo occidentale.
Sempre nello stesso articolo si afferma che il mondo laico non ha mai avuto un uomo che abbia propugnato con tanta forza valori spirituali.
Possiamo forse dimenticare il Mahatma Gandhi o Martin Luther King? È vero che anch’essi erano uomini di fede, ma sono stati esempi di come le idee di eguaglianza e di pace possano vincere sui soprusi e le violenze.
Sento la necessità di aggiungere che chi scrive non ha mai aderito al comunismo.

10 aprile 2005


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