lavorare nel paradiso dei supermercati

 

la busta paga e i diritti del lavoratore
Rosa Rossa è nata ventitré anni fa a Frosinone, dove si è diplomata all'Istituto per il Commercio. E' sposata da un anno e lavora da circa due presso uno dei supermercati di Frosinone. E' stata fortunata. Il suo approccio al mondo del lavoro è stato istantaneo: terminata la scuola, grazie ad una conoscenza familiare, ha potuto prendere servizio, quasi subito, come commessa-cassiera.
Vediamola da vicino questa "fortuna".
Ha immediatamente iniziato con turni massacranti, dalle 7.45 alle 13.45 e dalle 15.45 alle 20.00, tutti i giorni, tranne la domenica ed il giovedì pomeriggio. Fin qui, potrebbe apparire tutto normale, sennonché … al momento di ricevere la sua prima busta paga, Rosa si accorge che per lei la busta paga non c'è! Viene pagata direttamente dal datore di lavoro, il quale le spiega che inizialmente non poteva assumerla in piena regola e che, per un periodo non precisato, si sarebbe dovuta accontentare di quella forma di pagamento, per un totale di £. 700.00 mensili, tutto compreso.
Non essendo in condizioni di poter rifiutare, Rosa accetta di continuare a lavorare. Passano i mesi. Ed infine la pazienza e la docilità vengono premiate. Dopo sette mesi arriva un regolare contratto di formazione di diciotto mesi. Tra le numerose ragazze che avevano iniziato come lei quell'avventura, lei era tra le poche che erano state baciate dalla fortuna di ricevere un contratto regolare, alla fine convertito in uno a tempo indeterminato!
Ma quanto le era costata quella "fortuna"?
Rosa ci ha dichiarato che, dal momento in cui ha iniziato la sua attività lavorativa, non ha mai usufruito di alcun giorno di ferie, fatta eccezione per i 15 giorni per il matrimonio; che mai le sono stati pagati gli straordinari (l'orario è sempre rimasto quello del primo giorno) e nemmeno le ferie non godute. In compenso, non si è assentata mai per malattia, recandosi spesso al lavoro con la febbre. Oggi, Rosa può essere fiera della sua regolare busta paga di £. 1.500.000 mensili, ma non gode di nessun altro diritto di lavoratrice.

il ritmo della cassa
Marianicola Debelli è nata a Frosinone trentuno anni fa. Terminata la scuola media, giovanissima si affaccia al mondo del lavoro. Svolge svariate mansioni, da barista a commessa, da promoter a babysitter, ma sempre in modo "irregolare", guadagnando al massimo 500.000 lire al mese.
Due anni fa, l'occasione che attendeva da sempre. Sembrava proprio quella giusta. Un amico di famiglia la fa assumere in un centro commerciale con contratto di formazione lavoro di diciotto mesi. Il primo giorno di lavoro è traumatico, subito alla cassa (in apparenza sembra una mansione poco faticosa), senza nessun affiancamento e senza istruzioni, dalle 7.30 del mattino alle 21.40 della sera (orario continuato). Dopo alcuni giorni si rende conto che quel ritmo è pazzesco, ma decide di andare avanti. Arriva il dieci del mese e finalmente Marianicola vede per la prima volta una busta paga. Contentissima, la firma, prende i soldi, £. 1.600.000, la mette via e torna a lavorare. La sera rientra a casa soddisfatta di aver preso tanti soldi, ma, rileggendo il numero delle ore lavorate, si accorge di aver lavorato soprattutto per il datore di lavoro… sì, perché non si vede pagata una sola ora di straordinario, nonostante sia stata costretta a farlo ogni giorno. Fin qui, ahimè, tutto "normale", con i tempi che corrono. Ma, quando si lavora 12/13 ore al giorno, non si è sempre lucidissimi e qualche volta, alla sera, succede che i conti non sono perfetti, vale a dire che, invece di avere qualche spicciolo in più, per effetto dell'arrotondamento per eccesso, se lo ritrova in meno… E, a questo punto, subentra la beffa! Ogni qualvolta i conti sono in rosso, anche se di pochi spiccioli, Marianicola li deve far quadrare prendendo soldi dalle proprie tasche. Per ben due volte è stata costretta a tirare fuori 100.000 lire. Comunque, lei non si arrende e va avanti fino a quando, alla scadenza del contratto, altri decidono per lei.
Oggi Marianicola non lavora, non percepisce stipendio, si trova in gravi difficoltà economiche, è amareggiata perché non ha più un lavoro ed è costretta a riprendere l'affannosa ricerca, ma ringrazia coloro che non le hanno rinnovato "quel" contratto!

da un supermercato a un altro
Gianna Giannini, ventiquattro anni, è una ragazza diplomata al Liceo Artistico, che vive e risiede a Frosinone. Compiuti gli studi, si guarda intorno alla ricerca di una occupazione e approda al mondo del lavoro in coincidenza con l'apertura di un centro commerciale nella sua città, dove viene assunta con contratto di formazione lavoro di tre mesi. Busta paga "regolare" di £. 1.500.000, orario "lungo" (dalle 10 alle 12 ore giornaliere). Scaduti i tre mesi, viene licenziata con la prospettiva di riassunzione. A tutt'oggi, trascorsi cinque mesi, tutto tace. Nel frattempo, Gianna si è data da fare come promoter per un Centro di Dimagrimento. Sei ore al giorno in supermercati diversi, nessuna busta paga, primo mese £ 250.000 tutto compreso, secondo, terzo e quarto £. 400.000 per mese, sempre tutto compreso. Gianna ha rinunciato. Ora è alla ricerca di altre occasioni, sperando di rintracciarne una buona…

profuga e irregolare: tutto compreso
Maria Marina è nata ad Asmara venticinque anni fa; vive a Frosinone da venti ed è in possesso dell'attestato di Estetista Parrucchiera. Stato civile: nubile, ma con una bellissima bambina di tre anni. Marina, purtroppo, nella vita sentimentale non è stata molto fortunata: sul suo cammino ha incontrato un uomo divorziato, che in realtà cercava una "serva". Dopo varie peripezie è riuscita a tornare libera ed ora vive con i propri genitori. Ma anche sul lavoro, Marina non ha avuto molta fortuna. Figlia di profughi, per la legge dello Stato Italiano avrebbe diritto ad una occupazione decorosa, ma di fatto lei non ne ha mai avuto una regolare. Oggi è costretta ad accettare di lavorare come commessa nei mercati che si svolgono tutti i giorni nei diversi paesi della provincia.
Inizialmente questo lavoro aveva carattere saltuario ed era di rincalzo ad altre commesse sul momento indisposte per malattia. Adesso, da circa due anni, "lavora" continuativamente con lo stesso ambulante. A quali condizioni? Tutte le mattine, domenica compresa, si alza alle quattro e rientra a casa intorno alle quindici. Per mantenere il posto è costretta a non ammalarsi, e quando la piccola sta poco bene deve pagare qualcuno che la guardi. Ma tante fatiche e rinunce sono ripagate da un fantastico stipendio: oggi, dopo tanto penare, Marina guadagna, ogni mese, un milione di lire, TUTTO COMPRESO.

i nomi sono di fantasia, al fine di proteggere i lavoratori intervistati; le testimonianze sono state raccolte da antonio andreozzi


quale qualifica: il gioco delle tre carte
Sandra, diploma di ragioniere, contratto di formazione lavoro, qualifica addetto vendita, 18 mesi di lavoro in un centro commerciale di Frosinone, licenziata nell'ottobre 99.
Non da sola - ci tiene a precisare- sono stata licenziata con altre 13 cassiere.
Non avevi detto che eri addetta vendita?
La qualifica contrattuale era questa, però facevamo le cassiere. Veramente in certi momenti abbiamo fatto magazzino, e anche le pulizie, quando hanno ridotto il personale addetto a queste mansioni.
Ti aspettavi di essere licenziata?
No, mi aspettavo di passare a contratto a tempo indeterminato, invece è arrivato il licenziamento. Sono andata dal direttore a chiedere spiegazioni. Ho fatto presente che in 18 mesi non avevo mai avuto un richiamo e che avevo sempre presentato un diario di cassa liscio, solo 2 volte c'era stata una differenza di cassa di qualche decina di migliaia di lire. Gli ho detto di confrontare i flussi, e verificare i clienti trattati da me e dalle altre; questo per sottolineare il mio rendimento assolutamente migliore di molte altre che non erano state licenziate.
E il direttore?
Fatti i suoi accertamenti, ha dovuto convenire con me, ha detto che però non si poteva tornare indietro, mi ha proposto di fare il corso da caporeparto e di essere assunta in un altro centro commerciale dell'azienda, però lontano da Frosinone. Non me la sono sentita di andare via.
Hai fatto vertenza all'azienda?
No. Volevo farla, poi, anche per pressione dei miei genitori, ho deciso di no. Due licenziate con me sono andate al sindacato e ora hanno una vertenza in corso. Siamo andate anche alla direzione provinciale del lavoro, ci hanno detto che si poteva anche agire contro l'azienda e multarla, però non avrei ottenuto la mia riassunzione
Nell'azienda c'è sindacalizzazione?
No, non c'è sindacato. Nessuno pensa di tutelarsi in questo modo, anche perché la maggioranza non ha un contratto a tempo indeterminato e pensa che iscriversi a un sindacato equivalga al licenziamento automatico alla scadenza dei 18 mesi del contratto di formazione lavoro. Solo 2 su circa 250 addetti sono iscritti al sindacato, hanno pagato direttamente, così, non avendo trattenute sullo stipendio, l'azienda non lo sa.
Il lavoro era massacrante?
Non più che in altre parti, però il mio era un part time. Non so come stavano le cose negli altri reparti, ma tutte le 60-70 cassiere erano part time. Non per scelta, il lavoro ci fu offerto così, 22/45 ore a settimana per 961mila lire.
Sai se l'azienda ha operato una riduzione di personale, oppure ha assunto altri al posto dei licenziati?
Finora no, a parte le assunzioni a 2 mesi che si fanno per il periodo natalizio. So però che ci sono assunzioni da fare tra gennaio e febbraio. La riduzione di personale in questi quasi 2 anni c'è stata. Loro avevano assunto personale in più, fecero a tutti il corso di formazione, poi avemmo 45 giorni di prova, dopo questa prova molti furono licenziati. Sapevamo che alla scadenza dei 18 mesi della formazione lavoro qualcuno non sarebbe passato a tempo indeterminato, però mi aspettavo che questo avvenisse in base al rendimento, al comportamento sul lavoro. Io mi sentivo a posto, avevo dato tutto quanto potevo, mi aspettavo che l'azienda si tenesse una come me, invece le solite amicizie, le convenienze, le raccomandazioni. Il solito schifo!
Hai avuto la sensazione che questo comportamento fosse generale o locale?
Non lo so. Quando ho fatto il corso di formazione, che poi consisteva nel lavorare in un loro centro commerciale del nord per 15 giorni, ho avuto la netta sensazione che il clima fosse diverso. C'era il sindacato in azienda, c'era molto tempo indeterminato. E poi le solite promesse, chi rende sarà assunto, e noi lì a sgobbare, a suggerire, nelle assemblee del reparto, le cose che non davano, i miglioramenti da realizzare. Io mi sentivo coinvolta nell'andamento dell'azienda, e invece mi hanno dato il benservito.
E ora?
Sono delusa, e però sono alla ricerca di un altro lavoro. Concorsi, prove, test attitudinali.
Per il centro "Panorama", che deve aprire tra qualche mese, eravamo 5 mila per 300 assunzioni. Se superiamo lo sbarramento dei test dell'azienda che fa la prima sgrossatura, passeremo ai colloqui diretti con "Panorama". Chi supera questa selezione forse sarà assunto con il solito contratto di formazione lavoro. E quando non avrò più l'età per questo tipo di contratto?

intervista a cura di antonio limonciello