gli appetiti del mercato e la grande rete
Solo 10 anni fa era impensabile un'accelerazione del processo di globalizzazione come quella impressa dal vettore tecnologico Internet. È vero che già dagli anni '60 la TV e il cinema hollywoodiano diffondevano in tutto il mondo la way of life americana, è vero che la globalizzazione aveva già il suo evento mediatico-politico nella caduta del muro di Berlino e i suoi luoghi di potere nella Banca Mondiale, nel FMI e nel G7, ma è anche vero che solo l'avvento delle reti telematiche interattive consentiranno l'intensificazione e la velocizzazione dell'elaborazione e dello scambio delle informazioni, cioè creeranno le precondizioni necessarie al viaggio delle merci, tra le quali prima in termine di valore diventerà proprio la merce "trattamento delle informazioni".
Internet, un mezzo di comunicazione senza confini, molto economico, tanto individualista quanto collettivista, uno spazio vuoto e selvaggio (e noi vecchi colonizzatori siamo ricorsi alla terminologia nautica), uno spazio percepito infinito, meta di tutte le avventure possibili, uno spazio dove si trasferisce, si tritura e si rigenera tutto quanto l'umano ha realizzato. Nella rete, così si usa dire, e tutti capiscono le reti telematiche, anzi Internet, non esistono sogni proibiti, è la nuova frontiera dove chiunque abbia un computer -ma questo è necessario ancora per poco, ché già son pronti accessi molto più banali- può generare il suo mondo virtuale e partecipare alla corsa all'Eldorado (a proposito è in uscita nelle sale un Cartoon sull'Eldorado).
Una volta si parlava di economia di carta, e si intendeva la politica monetaria dell'epoca di Reagan, per contrapporla a quella fatta di oggetti concreti, come la quantità di beni prodotti, il numero di addetti alla produzione e la consistenza dei beni patrimoniali; oggi si parla di e-commerce, e-business, new-economy, profitti stellari in borsa e ricchezza concreta fatta di miliardi di dollari sonanti creati nello spazio virtuale, cioè byte viaggianti lungo il pianeta, byte depositati in banche dati preziose più di ogni altro bene finora inventato dall'uomo e poteri misurati in base al numero e alla qualità delle password possedute. E non finisce qui perché la ricerca comincia a dirci che non solo si sta modificando il quotidiano di ogni persona e la struttura della società, ma si sta modificando addirittura il modo di organizzarsi del pensiero nella mente degli umani.
Si può rimanere fuori? Come individui si può anche resistere, come soggetti sociali, politici, culturali no, sarebbe un errore incalcolabile non partecipare, caso mai strabici, ma bisogna esserci.
Cosicché anch'io da 5 anni partecipo alla costruzione di questo mondo, ne ho vissuto tutte le tappe rincorrendo gli sviluppi tecnologici quotidiani, fino a rassegnarmi alla parzialità, una parzialità sempre più ridotta a mano a mano che questo mondo si espandeva. Mi sono occupato sempre e soltanto della scuola, con l'obiettivo di portare quella fisica in rete e contemporaneamente realizzarne una virtuale, libera costruzione di tutti i volontari del mondo dove il sapere, la cultura non fossero merci privatizzate e da vendere, ma libero accesso di tutti, senza confini geografici, ideologici, religiosi, linguistici. La rete del fare collaborativo orizzontale, un luogo dove i soggetti deboli del mondo si uniscono per realizzare uno spazio di nuovi diritti di cittadinanza, con l'autore dell'opera culturale debole per avere un fruitore sempre più soggetto forte.
Utopia?
Sì, ma mai utopia fu più a portata di mano, perché il mezzo, la rete, è economico, perché le barriere sono quasi inesistenti, perché gli umani non devono far altro che realizzare il proprio protagonismo. Lo so che parlo essenzialmente del primo mondo, e soltanto dei 2/3 degli umani che abitano quest'area politico-economica, ma questa condizione vale per tutte le utopie di cui siamo capaci, da quella ambientalista a quella marxista, solo per citarne alcune.
Nella rete ho incontrato altri che come me hanno creduto in questa utopia, insieme stiamo realizzando un portale che vuole riunire tutti i soggetti non commerciali che si occupano di scuola in Italia, obiettivo: creare un polo di ricerca scolastica non piegata alle finalità commerciali o politiche e mettere a disposizione di tutti i risultati del nostro lavoro. Questo piccolo esempio personale della rete utilizzata per dar voce ai deboli della terra è uno dei tanti presenti su Internet; ci sono poi altre esperienze che hanno dimostrato come la rete possa essere uno strumento molto efficace per organizzare movimenti, o creare intorno a movimenti preesistenti un tessuto solidale a livello locale o a livello planetario. Il primo in ordine di tempo si ebbe con la rivolta del Chapas. Coloro che stavano in rete in quegli anni potevano ricevere i bollettini del sub comandante Marcos, partecipare ai dibattiti, operare per fornire aiuti, comprese le informazioni sul movimento delle truppe governative, infatti di quelle informazioni si servivano i guerriglieri per sfuggire agli attacchi dei militari messicani.
Ultimo, in ordine di tempo, è stato l'organizzazione a livello mondiale delle manifestazioni contro la sessione del WTO di Seattle, comprese le manifestazioni in contemporanea in tutte le principali città del mondo. Il caso Seattle ha dimostrato che un salto di qualità nella risposta ai poteri forti è possibile, è efficace, è alla portata di tutti in una dimensione globale.
Un caso rilevante a livello locale, precisamente a livello italiano, e per obiettivi decisamente più piccoli, si è avuto proprio nel modo della scuola. La contestazione al concorsone del MPI Berlinguer, sfociata nella manifestazione degli insegnanti del 17 febbraio 2000, è stata la prima vera lotta organizzata tramite Internet.
È' vero che due piccoli sindacati, la Gilda (22.000 iscritti) e i Cobas (2-3000 iscritti) avevano indetto lo sciopero, ma è anche vero che questi due sindacati ogni anno ne proclamano, senza che nessuno vi partecipi, perciò è da ritenere a ragione che i 300.000 insegnanti che hanno scioperato e i 30.000 in piazza davanti al ministero sono opera della rete, in particolar modo delle mailing list, strumenti economici, leggeri e rapidi .
Attraverso queste liste c'è stata la diffusione capillare -grazie allo stesso Berlinguer, tutte le scuole sono in rete- degli odg delle assemblee scolastiche, la partecipazione alla discussione e alla elaborazione dei contenuti delle piattaforme, nonché l'organizzazione degli appuntamenti, non ultimo la manifestazione del 17 febbraio 2000.
Come i trust mondiali, le multinazionali degli anni '70 sono stati costretti a fare i conti con i nuovi sistemi di distribuzione globali, a pagar pegno alle aziende emergenti in termini di fette di mercato, di dividendi e di ridistribuzione dei poteri economici, così le vecchie organizzazioni politiche e sindacali, tradizione del primo mondo, si vedono scavalcate da nuovi soggetti leggeri, talpe nello spazio virtuale senza apparati né gerarchie, che costruiscono in un fare orizzontale movimenti, appuntamenti che poi, puntuali quanto inaspettati per le controparti, si materializzano nelle varie parti del mondo. È per questo motivo che la CIA e l'FBI hanno realizzato accordi con altre intelligences del mondo e con importanti softerhouse per controllare, schedare e archiviare tutto il traffico mondiale della rete. Necessità di sicurezza, dice il dipartimento di stato, e intanto cittadini di altri paesi del mondo si trovano ad essere spiati e schedati da una polizia che risponde al potere di uno stato che non è il proprio.
Tutto bene dunque? Niente affatto, perché un mezzo di queste potenzialità è subito preso di mira dagli interessi monopolistici che vogliono ridurne il potere dirompente e dagli interessi economici e politici rappresentati dai poteri forti a livello mondiale BM, FMI, G8, WTO.
Non va poi dimenticato il ruolo che svolgono i valori dominanti a livello di singoli individui. Moltissimi di quelli che entrano nella rete e hanno un'idea da diffondere pensano immediatamente a come questa possa arricchire le proprie tasche, quasi tutti si lanciano sulla rete come un'opportunità di successo personale. E la suggestione è potente -tanti ci sono riusciti, quindi ci posso riuscire anch'io-. Non dimentichiamo che il primo approccio è narcisista, e negli ultimi anni Narciso ha surclassato Edipo: la possibilità di specchiarsi in uno scritto, una composizione grafica, un ipermedia pubblicato nella propria piccola "casa editrice" personale -il sito Internet che tutti i provider ti mettono disposizione- sollecitano un protagonismo che, almeno finora, rispecchia i valori dominanti del tempo che viviamo.
Ma si tratta pur sempre di protagonismo, legittima voglia di essere, di affermare se stesso, una forza prorompente temuta dalle elites della produzione culturale -si sbracciano contro l'idea dell'autore debole con la mente ottunda dalla paura di perdere le royalties del diritto d'autore- e da coloro che controllano il business information: che succede se le informazioni viaggiano gratuite e dirette?
Vari soggetti con potenti mezzi economici e strutture produttive a livello planetario sono entrate in campo, investendo miliardi di dollari su Internet al solo scopo di farlo diventare non molto dissimile dai circuiti televisivi.
Volendo ridurre a sintesi lo scontro in atto nella rete, e sulla rete, si potrebbe dire che le due alternative sono:
antonio limonciello