impronte & impronte
arrestare lo spreco e invertire la tendenza
Il complesso delle interazioni uomo-natura ci ha visto protagonisti del tentativo di piegare la Terra a soddisfare i nostri crescenti bisogni, dai più essenziali a quelli più futili, attraverso uno sfruttamento sempre più intenso dell'ambiente. Ma il voler spingere il pianeta a produrre di più per noi ha portato ad una diminuzione della capacità dello stesso di sostenere la vita delle specie vegetale e animale, uomo compreso. La conferma di questa allarmante situazione è data dalle tendenze in atto nel nostro habitat: a) degrado del suolo e diminuzione della sua fertilità; b) depauperamento dei pascoli e delle zone di pesca; c) riduzione e contaminazione delle fonti di approvvigionamento idrico; d) distruzione delle foreste e conseguente perdita delle biodiversità in esse presenti. Questi gravi danni arrecati all'ambiente hanno condotto al superamento della capacità di carico del pianeta, ossia della capacità di sostenere indefinitamente l'esistenza degli esseri viventi. Ciò è dovuto non soltanto al crescente fabbisogno di prodotti alimentari primari, ma anche all'elevato ed irrazionale consumo delle risorse naturali, alle tecnologie adottate per le nostre attività, ai rifiuti prodotti e riversati nell'ambiente e soprattutto alla scarsa coscienza ambientale. L'uomo, anziché integrarsi nel proprio ambiente, è entrato in competizione con esso sottoponendolo ad una forte pressione dovuta principalmente a tre fattori: a) la crescita demografica; b) la crescita della produzione economica; c) la disparità nella distribuzione del reddito. I Paesi in via di sviluppo (PvS) sono ancora interessati dalla cosiddetta transizione demografica, un periodo di aumento della popolazione determinato dall'esistenza di un differenziale positivo tra il tasso di natalità e quello di mortalità. Tale fase ha interessato in anche i Paesi sviluppati (PS) allorché con la Rivoluzione Industriale, ed il conseguente miglioramento delle condizioni di vita, si registrò una forte riduzione del tasso di mortalità. Ma se per questi ultimi la nascita di nuovo modello di sviluppo e l'aumento del benessere hanno ben presto rappresentato un fattore endogeno di riduzione del tasso di natalità fino al livello raggiunto dal tasso di mortalità, dando vita così ad una nuova fase di stabilità demografica, nei PvS la diminuzione del tasso di mortalità è stata determinata essenzialmente da cause esogene, quali la diffusione dei medicinali e gli aiuti alimentari. Inoltre, in gran parte dei PvS persistono modelli di sviluppo agricoli che fanno dei figli l'unica fonte di ricchezza di cui una famiglia possa disporre. Di qui la crescita della popolazione che, unita all'aumento della povertà e del consumo delle risorse, grava sulla capacità di carico del pianeta. Circa l'aumento della produzione economica, i danni ambientali da questa derivanti dipendono dalle teorie e dai metodi con cui la crescita è stata portata avanti. Per decenni l'ambiente è stato considerato un fattore gratuito della produzione, favorendo in tal modo lo sfruttamento irrazionale delle risorse naturali e l'adozione di tecnologie altamente inquinanti che hanno determinato un forte e crescente degrado ambientale. Ma se attraverso l'adozione di programmi di pianificazione familiare, il riorientamento della tecnologia all'ambiente e l'introduzione di misure volte a trasformare l'ambiente e le sue risorse da free input della produzione in non free input si cerca di porre dei rimedi ai problemi derivanti dai primi due fattori responsabili della pressione sul sistema naturale, più ardua appare la risoluzione dei problemi causati dalla crescente disuguaglianza dei redditi fra Nord e Sud del mondo. Tale divario è la prima causa del disastro ambientale in atto, poiché povertà, esplosione demografica e pressione sulla capacità di carico del pianeta sono così profondamente concatenate da aver prodotto una spirale sempre più grande e complessa che sembra inarrestabile. Infatti, i programmi di sviluppo che sono stati adottati per tentare di migliorare la situazione dei PvS sono stati basati essenzialmente sul modello industriale occidentale. Ciò ha portato ad una certa crescita produttiva e, quindi, ad un aumento del reddito medio, che tuttavia hanno riguardato solo una piccola parte dei paesi e delle popolazioni interessate, determinando così enormi disparità regionali.
L'aumento della pressione sulla capacità di carico del pianeta ha portato in evidenza la necessità di perseguire una corretta e razionale gestione delle risorse naturali, questione divenuta tanto più centrale nel dibattito economico quanto più fallace si è dimostrato il mito neoclassico della crescita senza limiti vista come una panacea. Si può essere d'accordo nell'individuare nella mancanza di sviluppo la causa principale e forse più pericolosa dei problemi ambientali, che porta le masse dei paesi del Sud del mondo a sfruttare eccessivamente ecosistemi già fragili per attingere le risorse da cui dipende la loro stessa sopravvivenza. Tuttavia i fatti hanno dimostrato che il considerare la via occidentale allo sviluppo - basata essenzialmente su una forte crescita del settore secondario - come l'antidoto universalmente esportabile per risolvere problemi quali la fame, la sete, la povertà ed il degrado sociale ed ambientale, problemi che riguardano l'intero pianeta ma che al tempo stesso hanno una forte caratterizzazione locale, abbia portato non solo a trascurare i mali che la stessa crescita poteva generare o accentuare, ma anche a ritenerla capace di superare i propri limiti.
La necessità delle crescenti masse diseredate del Sud del mondo di soddisfare i propri bisogni primari, unita all'introduzione di un modello di sviluppo estraneo alla realtà dei paesi del Terzo Mondo ha condotto ad uno sfruttamento sempre più intenso delle risorse e, quindi, ad un'incidenza sempre più marcata su un ambiente dagli equilibri precari. La gravità di questa situazione viene ad esser accentuata non solo dalla forte dipendenza dei paesi più poveri dalle risorse naturali possedute, ma anche dalla correlazione esistente tra le risorse stesse; dipendenza e correlazione che caratterizzano anche i paesi industrializzati ma in misura meno stringente visto il ruolo svolto dalla tecnologia e dal capitale. A ciò si aggiunga che, a causa del forte incremento demografico che si continua a registrare nei PvS, il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili - soprattutto quelle della terra e dell'acqua - ha superato il tasso di rigenerazione delle stesse, esponendo in tal modo le risorse rinnovabili ai medesimi pericoli di esaurimento delle risorse non rinnovabili, il cui stock viene irrimediabilmente ridotto ad ogni utilizzo. Ma la preoccupazione maggiore risiede nel fatto che la distruzione di ognuna delle risorse rinnovabili influisce sulla disponibilità delle altre vista la forte interconnessione tra le risorse.
Il bisogno di arrestare lo spreco e di invertire la tendenza è sentito non solo con riferimento ad un'equità intergenerazionale capace di garantire il soddisfacimento dei bisogni della generazione attuale senza compromettere le opportunità delle generazioni future, ma anche guardando ad un'equità intragenerazionale volta al miglioramento delle condizioni di vita dei meno avvantaggiati nella società attuale.
La sostituzione delle risorse non rinnovabili con le risorse rinnovabili, un tasso di utilizzo di queste ultime non superiore al tasso della loro rigenerazione naturale, una maggior efficienza nell'utilizzo delle risorse, l'orientamento verso tecnologie ecocompatibili e il mantenimento del flusso di rifiuti nell'ambiente al pari o al di sotto della capacità di assimilazione dell'ambiente stesso rappresentano le strategie che sono state individuate per una corretta gestione ambientale orientata alla sostenibilità. Tuttavia, nei PvS, ultima riserva naturale del nostro pianeta, dove maggiormente si dovrebbero concentrare interventi di tutela ambientale, la realtà di una popolazione in continua espansione e di una miseria imperante non può non scontrarsi con la domanda di conservazione della qualità ambientale proveniente soprattutto dalle popolazioni dei PS, ossia da coloro che hanno già soddisfatto i propri bisogni primari a prezzo della distruzione del proprio ambiente naturale e di quello di molti altri paesi ad essi sottomessi (ad es. le colonie) e che da tempo hanno raggiunto un certo grado di benessere che ha consentito loro di includere l'ambiente nel proprio schema di preferenze e, quindi, di ridurre il tasso di sconto dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse, tasso che discrimina le generazioni future a vantaggio di quella attuale. Tale tasso, infatti, può essere interpretato come il prezzo del differimento del consumo di una determinata risorsa naturale. Quanto più esso è elevato tanto maggiore sarà il sacrificio da sopportare per il risparmio di quella risorsa. Così, per le popolazioni dei PvS, l'esigenza di veder soddisfatte giorno per giorno le proprie necessità primarie del mangiare, del bere, dell'abitare, rappresenterebbe il beneficio cui dover rinunciare per il differimento del consumo delle risorse naturali. Ma le condizioni di vita quotidiana con cui si trovano a dover fare i conti e la forte dipendenza dal proprio habitat non consentono loro di sviluppare un grado di sensibilità ambientale pari a quello dei consumatori dei PS.
In questo contesto, l'aspirazione delle società economicamente più avanzate alla sostenibilità del proprio sviluppo e alla salvaguardia degli ultimi habitat incontaminati può tramutarsi in un vincolo allo sviluppo del Sud del mondo se non accompagnato da adeguate politiche di compensazione e di cooperazione allo sviluppo. Infatti, la tutela dell'ambiente nei PvS, pur generando degli indiscutibili benefici nel lungo termine per le popolazioni locali, arreca, nel breve-medio termine, maggiori vantaggi ai consumatori dei PS che ai consumatori autoctoni.
Da qui la necessità di qualche forma di compensazione - reale o monetaria - in grado di indennizzare i PvS. Solo in tal modo non verrebbe meno la sostenibilità dello sviluppo. Tanto più che i paesi del Terzo Mondo si trovano nelle prime fasi di quel processo di sviluppo che ha già caratterizzato i PS e che ha visto l'affermarsi di un modello di produzione ad alta intensità d'uso ambientale. Pertanto il considerare lo sviluppo sostenibile quale un principio universalmente ed indifferenziatamente applicabile porta a discriminare i PvS, che si trovano a percorrere le prime tappe di un processo di crescita che, soprattutto nei primi stadi, richiede un alto tributo ambientale.
L'elevata incidenza dei consumi ambientali nell'ascesa del sentiero dello sviluppo trova conferma prendendo in considerazione alcune variabili socio-demo-economiche rilevate per 83 paesi appartenenti tanto ai PS quanto ai PvS. L'analisi statistica dei dati disponibili, offre una fotografia della situazione attuale dei vari paesi considerati e nel contempo consente di svolgere una riflessione sugli elementi strutturali di lungo periodo che condizionano, dal punto di vista ambientale, il processo di sviluppo.
Le variabili considerate sono state:
a) variabili economiche (PIL pro capite; contributo dell'agricoltura e dell'industria alla formazione del PIL; consumo di fertilizzanti; housing, amenities, social security and welfare expenditure, definita come percentuale della spesa pubblica totale. Questa comprende, oltre le spese per gli alloggi, i sussidi per i disoccupati, gli anziani e i disabili, gli assegni familiari, gli aiuti alla maternità e all'infanzia, anche una serie di servizi di igiene fra i quali rientrano numerose spese rilevanti per la difesa ambientale, come quelle per l'abbattimento dell'inquinamento, la depurazione delle acque, la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti);
b) variabili socio-demografiche (tasso medio annuo di crescita della popolazione; tasso medio annuo di crescita della popolazione urbana; percentuale della popolazione urbana sul totale della popolazione; analfabetismo adulto; percentuale degli iscritti nella scuola primaria e secondaria.
I risultati hanno mostrato come esista una relazione diretta tra il livello del PIL pro capite e l'housing, amenities, social security and welfare expenditure. Infatti, l'interesse per la qualità dell'ambiente cresce all'aumentare del PIL pro capite, con un andamento tendenzialmente più accentuato man mano che si sale lungo la scala dello sviluppo. Ciò dipende anche dal fatto che, con il crescere dello sviluppo, diminuisce l'analfabetismo ed aumenta il numero di coloro che accedono ad un'istruzione scolastica via via superiore, che, verosimilmente, consente una migliore comprensione dell'importanza dell'ambiente naturale ed una più adeguata informazione sugli effetti dannosi del degrado ambientale. Pertanto, all'aumentare dell'educazione, specie con riferimento all'istruzione secondaria, cresce la sensibilità per la qualità dell'ambiente. Infatti, il numero degli iscritti nella scuola primaria può essere molto alto anche nei paesi poveri, senza che a ciò corrisponda necessariamente un elevato grado di sensibilità ambientale, visto il persistere delle cause che portano ad uno sfruttamento intenso delle risorse naturali. Così per livelli elevati di iscrizioni alla scuola primaria il grado di sensibilità ambientale può essere anche molto basso. Anche per l'analfabetismo adulto le politiche di rieducazione possono determinare una certa riduzione dello stesso già nelle prime fasi dello sviluppo senza che a questo si associ necessariamente la nascita di una coscienza ambientale. Ciò evidenzia, ancora una volta, come un certo interessamento per il problema ambientale si sviluppi con troppo ritardo, quando il tributo pagato, in termini di danni al nostro ecosistema, in cambio della crescita ha ormai assunto dimensioni tali da determinare un degrado ambientale spesso irreversibile.
Le tappe di questo percorso verso lo sviluppo passano per un aumento del contributo dell'industria alla formazione del PIL - contributo che, soprattutto nella prima fase di industrializzazione di un paese, viene offerto dall'industria pesante - e per una rapida riduzione di quello dell'agricoltura, settore, quest'ultimo, che assume via via le caratteristiche dell'agricoltura moderna, facendo un ampio ricorso all'uso di prodotti chimici già nelle prime fasi del sentiero dello sviluppo. Per livelli elevati di consumo di tali prodotti il grado di sensibilità ambientale può essere molto basso, soprattutto in quei contesti territoriali dove prevalgono le esigenze di approvvigionamento alimentare; tanto più che lì dove è elevato il contributo dell'agricoltura alla formazione del PIL, bassa è la sensibilità ambientale.
Altro elemento di pressione sull'ambiente è l'aumento della popolazione, che nelle prime fasi dello sviluppo cresce a tassi molto elevati sia per quanto riguarda la popolazione totale, sia per quanto riguarda la popolazione urbana. A ciò si accompagna un aumento della percentuale della popolazione urbana su quella totale, man mano che si procede lungo il sentiero dello sviluppo. Anche in questo caso la sensibilità ambientale si sviluppa in ritardo, quando la popolazione è ormai esplosa. Inoltre, all'aumentare della concentrazione della popolazione nelle città il grado di sensibilità ambientale può restare anche a livelli molto bassi.
Pertanto, il percorso che i PvS stanno affrontando per eliminare il gap che li separa dai PS avviene lungo la strada già percorsa da questi ultimi, una strada che specie nelle fasi iniziali, dove prevale l'urgenza della soddisfazione dei bisogni primari, richiede un forte tributo ambientale. Così, un certo grado di coscienza e sensibilità ambientale, ossia una domanda di qualità ambientale capace di trasformare il fattore ambiente da free input della produzione in non free input, si sviluppa tardi, quando l'integrità degli habitat naturali è ormai fortemente compromessa. In ogni caso c'è bisogno di garantire il soddisfacimento dei bisogni primari affinché la sostenibilità dello sviluppo e, quindi, la sensibilità ambientale entrino nel bagaglio culturale delle popolazioni dei PvS. Soltanto lo sviluppo e il maggior grado di benessere e di tranquillità per il futuro da questo derivanti potranno evitare che il desiderio di un ambiente non degradato sia un'aspirazione esclusivamente occidentale.
gianluca muzi