mobilitazione contro l'impronta transgenica
in margine alla scandalosa rassegna TEBIO di Genova ed alle contestazioni che ha suscitato, pubblichiamo alcune notizie di eventi (prelevate da Internet), che sono in qualche maniera collegabili a quel tipo di “impronte” e che si commentano da sole


BRUXELLES (CNN)
Salutisti in allarme in tutta Europa: ingenti quantitativi di semi di colza geneticamente modificati, a causa di un errore dell'importatore, sono stati venduti a ignari coltivatori, convinti di servirsi si sementi classiche, e sono già stati seminati.
Dalla colza si estrae un olio utilizzato, oltre che come lubrificante, anche per l'alimentazione. La colza è uno dei cinque vegetali geneticamente modificati (gli altri sono mais, soia, radicchio e tabacco) di cui è autorizzata la commercializzazione in Europa. La coltivazione di vegetali transgenici nell'Unione europea è invece vietata, eccetto che a titolo sperimentale, e comunque anche in questo caso non è consentita l'immissione in commercio dei vegetali prodotti.
A causa dell'errore, si sono 'mescolate' colza classica e colza transgenica: un problema serio per i consumatori che hanno deciso di non utilizzare cibi geneticamente modificati, facendo molta attenzione al marchio 'libero da organismi geneticamente modificati' (Ogm) apposto sui prodotti in commercio.
La confusione sulla colza rende questa scelta praticamente impossibile.
La presenza della semente transgenica sui campi europei rende inoltre teoricamente possibile un suo incrocio con la colza classica, anche se la possibilità è remota perché i semi geneticamente modificati dovrebbero essere sterili.
Coinvolti quattro Paesi.
I semi di colza transgenica della Advanta Seeds mischiati a sementi classiche finiti a ignari agricoltori in Gran Bretagna, Francia, Germania e Svezia sono quintali.
L'allarme è partito dalla filiale britannica della società, e successivamente il portavoce della Advanta Seeds, David Buckeridge, ha ammesso che anche Svezia, Francia e Germania sono state colpite dallo stesso problema, minimizzandone però la portata .

allarme Fao sul Biotech: "Rischi per uomo e ambiente"
SALUTE (CNN) -- "Esistono rischi potenziali, sia per la salute umana cheper l'ambiente, legati agli organismi geneticamente modificati (Ogm)". Il monito viene da Hartwig de Haen, numero tre della Fao e a capo del Dipartimento economico e sociale.
All'indomani della bocciatura dell'emendamento, fieramente osteggiato dalla lobby del biotech, che avrebbe costretto le aziende agrobiotecnologiche ad assumersi la responsabilità civile sui danni eventualmente provocati alla salute o all'ambiente dai loro prodotti, il nuovo allarme sul rischio a lungo termine dei cibi transgenici arriva dalla Fao, l'organizzazione mondiale per l'agricoltura dell'Onu. Quasi a dire: se le industrie del biotech non si fidano dei loro prodotti, perché dovremmo fidarci noi?
De Haen ha sostenuto la necessito di una "valutazione dei rischi, caso per caso". La preoccupazione è destata in particolare modo dal rischio di allergie che potrebbero essere provocate dal trasferimento di un gene da una pianta all'altra. "Se succederà o no, dipenderà solo da quale gene verrà preso da una pianta, e su quale pianta verrà trasferito", ha aggiunto. L'alto funzionario della Fao ha comunque ammesso che al momento non esistono prove concrete della pericolosità del cibo biotenologico.
La associazioni ambientaliste si oppongono strenuamente alle culture sperimentali di organismi geneticamente modificati, temendo che i geni modificati possano contaminare, attraverso l'impollinazione naturale, le culture tradizionali, innescando così un processo che a quel punto sarebbe impossibile bloccare.
I detrattori delle colture biotecnologie sostengano che non sono stati condotti studi sufficienti a dimostrare la sicurezza del cibo geneticamente modificato per l'ambiente e per la salute umana. I sostenitori pensano invece che un loro utilizzo massiccio potrebbe aumentare la possibilità di produrre cereali e ridurre la fame nel mondo.
De Haen ha anche aggiunto che la Fao sarebbe seriamente preoccupata se il gene cosiddetto 'terminator' -un brevetto della Monsanto che rendere sterili le sementi modificate, costringendo gli agricoltori a riacquistarle dalla casa madre ogni anno- ritornasse sul mercato, perché darebbe vita ad una moderna forma di corvée, costringendo gli agricoltori a restituire una parte del loro raccolto per poter proseguire il lavoro l'anno successivo. Nell'ottobre scorso la Monsanto aveva deciso di non proseguire nello sviluppo della tecnologia 'terminator'.
"I geni terminator - ha aggiunto De Haen - danno al produttore la possibilità di controllare l'uso delle sementi e impediscono ai coltivatori di riutilizzare le sementi prodotte per proseguire il loro lavoro raccolto dopo raccolto. Esiste anche il rischio che alcuni agricoltori, non ben informati sulla sterilità dei semi 'terminator' li utilizzino ugualmente, ritrovandosi l'anno successivo completamente senza raccolto".

STRASBURGO (CNN)
Le aziende del biotech non dovranno rispondere civilmente di eventuali danni ambientali provocati dalle piante geneticamente modificate da loro commercializzate nell'Unione europea. Il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ha respinto infatti una serie di emendamenti 'garantisti' alla direttiva -già approvata dal Consiglio– che regolamenterà le autorizzazioni per la sperimentazione e la commercializzazione di organismi geneticamente modificati. Gli emendamenti prevedevano la responsabilità civile per le aziende delle biotecnologie in caso di contaminazione di altre coltivazioni (secondo il noto principio secondo cui 'chi inquina paga') e misure per fermare "l'inquinamento genetico", prevedendo in particolare l'interdizione delle coltivazioni di organismi geneticamente modificati contenenti geni 'marcatori' di resistenza agli antibiotici.
Le modifiche alla direttiva erano state proposte da alcuni deputati – sostenuti da ambientalisti e associazioni dei consumatori - secondo i quali le aziende dovevano assumersi l'onere di eventuali danni ambientali o alla salute dei consumatori causati dai loro prodotti geneticamente modificati.
Le industrie del agrobiotecnologiche europee hanno osteggiato fieramente la clausola che li avrebbe costretti a contrarre assicurazioni per coprire i rischi dal costo altissimo, minacciando anche di trasferirsi fuori dal vecchio continente in caso di approvazione.
Per l'approvazione degli emendamenti alla direttiva era necessario l'appoggio della maggioranza più un voto dei membri dell'Europarlamento, cioè 314 voti a favore. Entrambi gli emendamenti, pur avendo una maggioranza di voti a favore, non hanno però raggiunto il quorum necessario e sono stati dichiarati 'non approvati'.
La normativa votata oggi in seconda lettura dal Parlamento europeo, che rivede la precedente regolamentazione del 1990 largamente superata dai tempi, rende comunque più rigorosi i controlli e le condizioni per le autorizzazioni comunitarie di ogni nuovo organismo geneticamente modificato(Ogm).
Autorizzazioni solo per dieci anni.
Il testo prevede disposizioni dettagliate sulla valutazione preventiva e sulla gestione dei rischi potenziali degli Ogm, compresa la sorveglianza su eventuali salute umana e animale; la validità delle autorizzazioni degli Ogm, oggi di durata illimitata, viene ridotta a dieci anni; sono previste l'etichettatura obbligatoria e la "rintracciabilità" del materiale geneticamente modificato lungo tutti i passaggi della sua commercializzazione. sia prima dell'autorizzazione di nuovi Ogm, che nel momento in cui dovessero concretizzarsi rischi a seguito della disseminazione.
Per la responsabilità civile è passato un emendamento più 'morbido' che invita genericamente l'Unione europea a instaurare un regime comunitario di responsabilità civile per ogni tipo di danno ambientale, qualunque ne sia la causa. Sui geni 'marcatori' di resistenza agli antibiotici, è passato invece un emendamento che stabilisce la loro eliminazione progressiva dei marcatori degli Ogm a partire dal 2005.
Vengono disposte, inoltre, alcune procedure obbligatorie di informazione e consultazione dei cittadini.