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Biografia autore
Anna Maria Farabbi E' nata a Perugia il 22 luglio 1959.Premio Montale nel 1995.Opera edita di poesia:"Firmo con una gettata d'inchiostro sulla parete",Scheiwiller,1996;"Fioritura notturna del tuorlo",racce,1996;Opera edita di critica letteraria:Kate Chopin "Il risveglio",Regione Umbria,1997.Opera edita critica d'arte:"Maria Cammara",Lalli,1999.Opera edita di narrativa:"Nudità della solitudine regale",Zane Editrice,2000. |
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Anna Maria Farabbi "ADLUJE'" Poesia della disuguaglianza e della contaminazione che, dalla materia della terra e della coscienza, tracima nella parola, facendola ritmo spezzato, coagulandola in impasto umoroso. Della crudeltà, anche. "Adlujè" è termine dialettale per "caccia di frodo", esperienza che, nel dolore e nella fame, nell'esaltazione dell'elementarità orgiastica, accomuna e confonde preda e predatore, cacciato e cacciatore, scrittura e scrittore. Così l'autrice ulula come fiera e spinge "rama infuocata / nel sonno", e nella propria voce accoglie "tutti quelli che questa notte sono stati ammazzati", e a nessuno cela la propria "zampa di lupa". E la notte è una pancia in cui frugare avvampando, poi che la saggezza non viene mai dalla sterilità ortodossa dei poeti, quanto piuttosto da "tutti i matti del mondo", emarginati, reietti e puttane. Almeno per chi sillaba un "alfabeto terrestre" e scrive una "scrittura terragna", intingendo "nel buio / del foglio" la sua "lingua calda". Alfonso Cardamone |
Adlujè: parola dialettale usata dai contadini della zona tra Umbertide e Gubbio, nella provincia di Perugia, per indicare quando la gente andava nelle notti invernali a caccia di frodo: innalzavano nell'aia una grande rete. La coprivano di vegetazione: con fogliame, erbe, piccoli legni; vi si appostavano dietro, nascondendosi; all'improvviso rompevano la notte accendendo lumi, sbattendo ossessivamente mani barattoli legni. Affluivano uccellini a stormi, attratti impauriti assordati abbagliati: sgolandosi. Rimanevano intrappolati nella rete, sgolandosi. I contadini sapevano che era proibito dalla legge cacciare uccelli piccoli, ma quella carneficina saziava la loro fame. Almeno per un paio di giorni. Ciò che era necessario per la loro povertà. |
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Imprimitura:bianco. Dall'iteriorità del lievito. (....che lasciata all'aperto, viene invasa da microorganismi che ne provocano la fermentazione e la comunicano ad altra pasta ) |
Canto la madre non vergine mentre fa l'amore con me Madre dei sordomuti, e delle cornacchie che dalla paura pisciano in volo, madre che scompari accadi e accadi, con una lingua precipitosa insisti e insisti dentro il mio inguine. Madre che mi fecondi con la tua saliva seminale: ti ricevo: qui e ora: apro le cosce cuore e cervello. Le donne del mio paese sono tutte in lutto per questo ti vengono a pregare chiudendo gli occhi per fondersi al nero. S'inginocchiano sopra il tuo corpo cioè sopra un magnifico altopiano si racchiudono riassumendo la forma e il significato del feto. Io sono uscita dal loro branco. Mi sono strappata le palpebre per vederti fino in fondo e con il fondo dei miei piedi ti cammino per avvicinarmi, e più mi avvicino latro con la fame in gola e la gola tra le cosce. Madre che mi hai partorito urlando, il tuo sudore e la tua lingua mi bagnano: sono qui. Qui e ora. Qui, secondo la mia natura di figlia disuguale che scopa con i sordomuti e per sempre li contamina e avvolge teneramente le cornacchie calve soffiando loro la mia aria calda. La mia aria calda. |
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: bianco. Dell'interiorità del latte. ( ... denso e opaco, ricco di carboidrati, grassi, sostanze proteiche, sali, vitamine, ormoni ed enzimi, secreto delle ghiandole mammarie delle donne e delle femmine dei mammiferi dopo il parto ) |
Ninnananna anna nel buio I . Venite più vicino orecchiette piccole ed enormi affondatevi nella terra per sentirmi crescere Soffio le mie ninnananne con la bocca accesa dentro la ceca della notte Sono aperta a farvi il vento il vento |
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II. La mia prima ninnananna è un ululato di dolore che vi si deve ficcare come una rama infuocata nel sonno Sono venuti qui qui qui dentro la mia voce tutti quelli che questa notte sono stati ammazzati nelle guerre del mondo E nelle guerre del mondo quando un figlio cade fa il botto mi assorda e la sua morte schizza scintille più che la coda della cometa Così qui che è qui nel palco nel palco che è una pianura in festa raccolgo la faccia della morte con la mia zampa di lupa Ogni briciola è il rumore che mi rifà l'eco e l'ecro a stormo mi ributta indietro |
III. Fammi il conto demonio della mia notte: stuzzica l'ombelico della mia fronte e con la punta dell'unghia scrivi Ammutolisco Ma se per caso tu vai via la mia natura interiore si allarga Riprendo i sensi e la mia terra macerata ritorna carta buona per metterci il segno Una carta sterminata che lavoro con la penna sentendola aratro Dunque ascolta: Fino ad ora oste della rovina siamo pari: l'inferno che mi hai fatto mangiare te l'ho vomitato sul piattino del mio verso Ti ci canto una ninnananna pura Allargo il soffio dove posso arrivare |
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IV. Ninnananna piccola piccola per il figlio che non mi è nato Non c'è il senso quando la tempesta buia abbaglia storpia e poi affonda non c'è il senso |
V. Madre! Non dormo! Nemmeno questa volta dormo! Nemmeno adesso che il nero copre ogni cosa e intorpidisce gli occhi Ha colpa il rospo che dal fondo delle mie orecchie intona ciò che dura ed è durevole intrigandomi Più lo ninno e lo staccio più lui di verde si ostina brilla e vuole fare l'amore |
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VI. Vorrei farmi il fiato uguale uguale al vento quando strofina l'acqua la drizza e la ributta giù poi la riprende e le insegna a girare a girare a girare Ma di notte quando nessuno vede e al posto degli occhi si diventa assolutamente orecchi Vorrei metterti in bocca - amore cechino - la mia lingua pregna per scandalizzarti e poi il colore Per una notte nell'incrocio buio e secco del tuo cuore schizzarmi in te |
VII. Buonanotte soffiata in piuma fiorin del cuore Ti appunto la mia ape per risucchiarti mentre dormi |
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VIII. M'inchino davanti alle cosce infiammate delle putane al labbro spugnoso degli ubriachi intrappolati di vino e dalla luna piena buonanotte a loro perché loro mi hanno insegnato più dei poeti E buonanotte a chi mi ha cercato fino ad ora tra la cenere e il fuoco Io sto qui in basso che soffio le mie scintille per spigarle Frugo nella pancia della notte Avvampo |
IX. E poi basta di impastare con le mani queste ninnananne dentro la notte Fosse il cielo un pane nero reale invece di una pignatta di inchiostro Fosse un filone enorme per sfamare i matti del mondo e tutte le bocche vuote |
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Il cervello ninnando il cuore dice: che non è notte non è notte, ma l'attraversamento profondo dell'ombra che camminando assorbo. E il cuore acrobatico in un ventaglio di grigi liquidi intontito annuisce che sì, l'ombra sì, ma il corpo cromatico da cui si origina l'ombra, il midollo del corpo, il liquor, dov'è? |
Ninnananna ago di paglia che brilla schizzando via velocissimo e preciso nel buio. Testa mia piccinapiccina che trilla dentro l'in canto della cartavia. |
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Sciogli l'orecchio nel mio gorgheggio rossissimo che venga pure dentro me via dalla tua faccia. |
Diretta all'orizzonte mentre conosce il fondo. Non so se abbia il vomere o la chiglia questa ninnananna lunghissima scia. Se per i semi o i pesci non so. So che mi canta in bocca la luce che scioglie e cresce il corpo dei semi o dei pesci. Non so. |
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VARIAZIONI SUL BUIO DI MIO FIGLIO I. E' NEL SONNO CHE SI DILATA E S'INCANTA RICEVENDO, ANCHE PER ME CHE LO VEGLIO, RICEVENDO NEL SOGNO I MIRACOLI DEGLI DEI. Mio figlio dorme dentro l'inverno mentre la vita gli tinge il tenerissimo buio delle narici. Vi si sgelano gli angeli e gli uccelli scoccati da dio. |
VARIAZIONI SUL BUIO DI MIO FIGLIO II. E' NEL SONNO CHE SI DILATA E S'INCANTA RICEVENDO, ANCHE PER ME CHE LO VEGLIO, RICEVENDO NEL SOGNO I MIRACOLI DEGLI DEI. Mio figlio dorme coperto dai suoi occhi chiusi: sta cadendo in sé come una piumina bianca. Sottosotto è morbido il caldo del suo terriccio cuore dentro cui sta crescendo, anche nel sonno, la pianta. |
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VARIAZIONI SUL BUIO DI MIO FIGLIO III. E' NEL SONNO CHE SI DILATA E S'INCANTA RICEVENDO, ANCHE PER ME CHE LO VEGLIO, RICEVENDO NEL SOGNO I MIRACOLI DEGLI DEI. Mio figlio dorme uscendo dalla luce come un tranquillissimo fiume notturno che nel fluire dentro la sua lunghezza tocca terra e mare contemporaneamente. Nel suo silenzio subacqueo sono liquidi anche i venti e i canti dei pesci. |
:bianco. Dell'interiorità del sale. ( ... estratto per evaporazione dalle acque del mare e da sorgenti salate e da giacimenti minerali usato per insaporire e conservare ) |
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Notturno I. Mezzanotte prugna in corpo: sangue saliva e mosto. |
II. Scrivo la respirazione delle lettere, intingendo nel buio del foglio la mia lingua calda. Il carminio. |
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III. Anche stanotte, caccia di frodo. La bestia, l'amore, la nudità che voglio non c'è. E ancora la mia pista fulva va via da me e spicca. Corrente elettrica. Ritmo. Ma prima o poi la troverò. Chiamerà il mio nome e dentro il mio corpo la sua lingua. Respiro il buio e annuso. Ho fame di minio. Amore, amore che non viene mai da me. |
IV. Il mio passo è sul filo di lana albicocca. Nel buio e alla luce del sole cammino e canto interiormente la figura e il paesaggio in me. Saluto il re mentre legge sulla parete delle mie spalle il segno e la mia felicità animata dentro il cesto di vinco. Sorride ma sento che il tempo sanguigno nelle sue vene rabbrividisce. |
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V. La luce nella pesca. La pesca Silenziosa che rotola nella notte. Dentro i miei occhi e con la stessa costosa lentezza si allontana. |
VI. Sono scappati perché sono bellae perché hanno paura di leggere i cromi della notte, la lentissima fioritura del tuorlo, la nudità della creatura e del creato. Non vogliono tremare, per questo quando si allontanano parlano. Mentre io voglio la lingua per l'intimità, l'umidità, il silenzio profondo. Il bacio. |
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VII. Non è il refolo che accarezza il trifoglio. Qui a Montelovesco, è la terra che si muove. L'odore. Allegro con fuoco. Preistorico. Qui è mezzanotte: lume e stelle sono in calore. Il sole è sotto. Nelle incisioni sul mio palmo, tra gli inchiostri, brillano gli schizzi salini del tsunami. Dentro la voce di Andrea Zanzotto: 26.12.1997, ore 23,20. |
VIII . Pensare che ho spremuto il limone per berne il giallo. Impararlo. Volevo in un sorso maturare l'interiorità del mio campo nero Fare grano. |
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IX . Schiena a terra. Cielo cobalto australe. La lucentezza del giallo stellare ingiallisce gli occhi e il cervello. |
X . Da queste parti le creature non conoscono il mare. Racconto il movimento degli azzurri. L'orizzontalità cangiante. L'impossibilità del taglio. L'unico, il lunghissimo, lontanissimo lato. Ma nessuno lo chiede. Stanno in terra, dentro la notte, guardando la profondità del cammino con il fuoco che dal petto gli fa luce. Poi, quasi all'alba, prima del tuorlo, mi tolgono l'argilla dagli occhi leccandomi il muso. |
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Preghiera notturna Un giorno - mi prometto - vedrò il paesaggio intero con l'amore reale nel mezzo. Dormirò nell'abbondanza, con la felicità di sprecare luce e tempo. |
:bianco Dall'interiorità del gheriglio. ( ... ossia il seme - della noce - ossia la parte interna commestibile. ) |
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Bacio il fondo: la bocca del foglio: la placenta interiore dentro cui entrando nasco: con la lingua come una prua muscolosa tessuta di fossili che attraversa e assorbe ombelichi e midolli liquefatti uteri marini. Cresco in viaggio blu tra i coralli quasi silenzio quasi pesce quasi dimenticando i nidi. Se non fosse non fosse la madre a farmi voltare l'amante la donna il canto l'inguine terragno aperto lo strillo modulato in canto il principio dell'ascolto il fango nelle mie orecchie di fango. Qui, adesso, nel sentire nell'essere polpa segnata dal nome -lei che mi chiama - mi trasforma in terra e in parole di terra: emergo dall'acqua come scrittura sonora. Circolazione sanguigna. Nervi. Montagna. |
C'E' UN SUONO NELLA CADUTA NELLA ROTTURA DELLA FRONTE NELLO SPARGIMENTO SALIVALE DELLA LINGUA ENTRANDO IN UN SOLO OCCHIELLO FILA: IN BATTERE E IN UN LEVARE IN FA - RE L'AMORE Brilla tra le mie cosce la mia amorina concava, nadir cantabile, focolare segreto della mia vita: accoglimento della lingua. E la lingua finalmente è caduta franata in me dentro la mia crepa così profonda e per questo sacra così felicemente bassa. E il crollo della lingua ha trascinato in sé l'altezza, i celesti stellari, le mistiche della fronte e del cuore giù dentro di me nella natura, facendomi natura: piena, assolutamente analfabeta e bagnata di grazia salivale. |
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Prima che il mio ombelico vulcanico erutti l'estate e ti nidifichi con una colata di febbre, mi vedrai nuda: mollica. Cantica. Ondulata fioritura nei verdi. Leggerai la mia scrittura terragna come i cechi. Con il corpo nelle dita. NASCE. TI DICO: SENTI CHE - SENTI: NASCE. NASCE. Nel midollo dei neri, dentro l'origine dei nervi: silenzi minerali, tuorli fossili, stratificazioni di linguaggi geologici: senti: il poema ha un battito cardiaco lentissimo. Talpadidio, senti come amando il cuore del mio alfabeto terrestre, resuscito dal buio le primissime nevi. |
a Sandro Penna VIDI UN BAMBINO FERMO AL CENTRO DEL GIROTONDO CHE S'INCANTAVA CANTANDO GIALLOGNOLA AZZURRINA BIANCA LA FELICITA'. E POI VIDI SOLTANTO L'OCCHIO DELLA RUOTA DEL CARRO. Amore che chiarisce la notte pisciando in faccia alla morte, umiliandola con la luce. Amore dentro cui è cadutasciolta la fronte, che non pensa non pensa non batte. Non batte. |
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:bianco. Dall'interiorità della placenta. ( ... organo che durante la vita uterina del feto umano e dei mammiferi placentati ha la funzione di coinvolgere al feto, con il sangue materno, l'ossigeno e le sostanze nutritive necessarie alla vita e all'accrescimento ) |
Preghiera: introduzione al colore Madre della luce scoperchiami gli occhi: falli concavi come un palmo. Voglio che siano sosta per gli uccelli affinché possano pernottare in me sotto la mia fronte raccogliendo l'atterraggio, il frullo, l'alzata in volo e la brace quasi spenta del giorno. Voglio tuffare la faccia nel colore impazzire le vene fino al bulbo buio e poi franare giù nel foglio pregna: io giallo verde blu in persona con la bocca rosso arancio, il foglio, come un letto zuccherino per fare l'amore. |
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Maternità del marrone Nella mia terra mi guardo come dentro un bacile dove si è infeltrito l'oceano. Mi tinge il dito se la tocco e me lo fa albero con le radici in cima che bucano il cielo. |
Maternità del verde Ho un filo di erba nel cervello che fa l'ombra verde alle parole zitte del pensiero. Le mie parole bestie con il muso rinsecchito e sformato ricercano dio tra la concimaia e lo stellame. Trasportano la fame di arrivarlo e di congiungersi a lui in branco. E io le sento frugare l'uscio della luce, le sento desolate nella loro solitudine o in chiacchiericcio furibondo quando si concepiscono a vicenda con il verde dell'ombra. |
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Verde Io sono il verde alcolizzato che divora lampi lunepiene sole. Sono lingua l'odore ramosissimo del rosmarino che svetta. La faccia delle mie radici. Lo stare in terra da freccia piantata: segno e sentinella. Sono l'accoglimento per ciò che è alare e ha perso il volo: il canto quando mi rientra in corpo, il vento il vento il vento quando mi spacca e mi spartisce la luce e la scintilla via da me ovunque ferendo l'ombra. Verde per verde. Parola per parola. Foglia. |
Giallo Io sono un'esplosione gialla nel cervello muto della solitudine. L'ape di luglio che scotta. Il miele. Sono il miele che nevica dentro la pancia della notte ungendo d'oro il vento. |
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Viaggio giallo delle talpe I ciechi sentono il giallo perché odora. S'infilano la spiga piena dentro la narice il tempo che dura la spiga. Quando l'inverno crolla sfondano la terra con il muso sotterraneo dov'è posta la madia: il granaio. L'ambra febbricitante dell'estate. La luminaria della brace. |
Rosso Io sono l'inferno ubriaco. Lingua idrofoba in fuoco. L'intensità illuminata nella pancia ritmica del tamburo: vulcano in testa, scintilla, interiorità ustoria della lente: i tuoi miocardici del tuorlo. Io sono il morso nel bucobuio dell'orecchio del demonio. E il foglio acceso in trono. |
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Gli azzurri Io sono il cobalto blumelanzana cielo pregno nel mare incolto fittofitto: l'inchiostro nel paiuolo in cui cuoce. Sono la vampata il falò blu dei miei uccellini scricchiati sulla crosta del foglio: uno sbattimento di ali per levata in volo di pallini da schioppo in amore con i trucioli accesi delle stelle con il loro sonnambulo solletico. |
Blu Entro nella polpa della notte: mi ci affondo come se tornassi dentro la pancia buona della madre dove le teste e le cose si sono appena addormentate, sazie, in pace e non fanno più rumore. Dietro le spalle le mie ali sono più blu della notte crescono spingendomi il petto incrostato di fossili intontito dai soli dai tuorli dai venti e dalle scintille di dio. |
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Se avessi una rosa blu dentro la fronte che partorisse il sangue il sudore e il pianto blu goccia nella goccia giù per le guance e per la pelle nuda dei seni traversando il ventre fino a raggiungere le erbe dei campi le radici della quercia. Se avessi una boccetta d'inchiostro blu dentro la fronte e venisse giù come una doccia calda e tingesse me - la faccia di carta - quella della terra e del mare il sangue il sudore e il pianto. Se avessi un bocciolo blu che spingesse la luce dentro il buio della mia fronte bacerei la bocca della madonna e ci farei l'amore le spiegherei con la mia lingua che la storia del blu viene dalla rosa e la storia delle radici della rosa viene dal culo del mondo. |
Nero Io sono il nero tra le cosce. Lo scandalo dove si frange si sfa il sole: si scioglie. Il fosso. La forma umida della notte. |
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Bianco Io sono la faccia plurale del colore. L'angelo concentrato in un punto precisissimo della terra: nell'embrione minerale vegetale carnale del poema. Lievitazione del pane nel corpo. |
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