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Mediaculturapotere
“Senza immagini non c’è indignazione“
Aldo Ettore Quagliozzi
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Scrive, con il Suo sempre dotto affabulare Franco Cordero a pag 168 del Suo ultimo lavoro – se ne consiglia l’uso personale e/o collettivo, da leggere e da meditare da soli o in compagnia - “Il brodo delle undici. L’Italia nel nodo scorsoio“, edito per i tipi Bollati Boringhieri – pag.194, €14,00 (2010) - :
“(…) I sondatori rilevano un incremento d’amore erga divum Berlusconem: l’exploit balistico (il “grave di Tartaglia“ in quel di piazza del duomo a Milano il 13 di dicembre – ricorrendo la Santa Lucia vergine – dell’anno domini 2009, n.d.r.) gli porta sette punti e tre decimi, da 48,6 a 55,9%; partita già decisa, quindi, se i numeri meritano fede. Resta un esile spiraglio. Comunque s’addobbi, Monsieur le Loup non può dissimulare quel triplo stomaco, né desisteranno i falchi incendiari, suoi fedeli speakers: è lui il falconiere; e i pennuti hanno una paura matta dell’appeasement; sedate le tempeste, molti energumeni dai titoli dubbi rischiano la greppia, come gli squadristi meno presentabili post 1926. Ora, se l’Italia sonnambula uscisse dalla catalessi (improbabile, vista la pressione ipnotica, ma costa poco sperarlo), l’involontario merito sarebbe d’una schiuma umana. La storia alchimista usa materiali d’ogni risma.“
Ma “la pressione ipnotica“ di cui parla il Dottissimo è una pura invenzione degli esagitati che vivono speranzosi – speranzosi di cosa poi? - nel bel paese? E’ una pura finzione? Difficile addentrarsi nei meandri della ingarbugliata dottrina; specialmente quando non se ne posseggano gli strumenti adatti. E chi come me non possiede gli strumenti adatti, fatica non poco ad addentarsi in congetture varie. Congetture che siano favorevoli o meno all’assurto. Ben altrimenti fanno i cosiddetti imparziali, i pompieri disinteressati, i terzisti di comodo, che non vedono o fingono di non vedere l’incontenibile arroganza del democratico “regime“ – mi si perdoni l’ossimoro, la forzatura palese – “regime“ che distorce le regole, che ammucchia macerie di quelle che sono state le istituzioni derivate dalla Carta repubblicana. In verità sono in tanti e da tempo a parlare della “pressione ipnotica“ che avrebbe avvolto e che continua ad avvolgere il bel paese.
Un recentissimo contributo sulla indirimibile questione è stato offerto, alla riflessione dei tanti volenterosi, dal professor Carlo Freccero con un Suo editoriale apparso sul giornale “il Fatto Quotidiano“ col titolo “Le intercettazioni hanno trasformato i corrotti nei personaggi di un reality“. Straordinario.
Straordinario il Suo contributo, che getta una luce in più sulla apatia collettiva che sembra aver assoggettato le coscienze del bel paese. A Carlo Freccero penso che si possano riconoscere tutti i numeri in fatto di televisione e di comunicazione di massa. Una autorità nel campo. Attualmente dedica molto del Suo impegno e del Suo tempo all'insegnamento degli argomenti di cui possiede grande conoscenza e padronanza presso la facoltà di “Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo (DAMS)“ all'università di Roma Tre. Ha padronanza dei linguaggi della televisione generalista, della teoria e delle tecniche del linguaggio radiotelevisivo ed in virtù di tali competenze organizza e dirige corsi di formazione.
Carlo Freccero ha la cattedra anche all'Università di Savona ed ha il corso di laurea in “Scienze della Comunicazione“ presso l'Università degli studi di Genova. E’ Autore apprezzato di saggi e testi scientifico-divulgativi. Un esperto, insomma.
Di seguito trascrivo, solo in parte, il Suo intervento giornalistico; meritevole di essere letto ed approfondito. Con buona pace dei negazionisti del Suo pensiero.
“Baudrillard diceva - La guerra del Golfo non ha mai avuto luogo -. Analogamente possiamo dire che, rispetto alla corruzione di un tempo la corruzione di oggi non ha mai avuto luogo. L’affermazione di Baudrillard si riferiva alla censura di immagini che, dopo il Vietnam, caratterizzò la propaganda dello Stato americano nei confronti della guerra. Senza immagini non c’è indignazione. L’indignazione è mozione degli affetti, appartiene alla sfera emotiva, non razionale. La Tangentopoli di oggi passa attraverso la pagina scritta. La prima Tangentopoli si riassume in una serie di immagini: l’imbarazzo degli imputati nei processi, Craxi accolto da un lancio di monetine all’uscita dell’Hotel Raphael, Di Pietro che, teatralmente, si spoglia della toga per dare le sue dimissioni. Senza televisione, senza diretta, non ci sarebbe stata la prima Tangentopoli. La totale assenza (televisioni sia pubbliche che private, opportunamente orientate ed utilizzate a nascondere, a velare scientemente e sub-liminalmente, la realtà ben diversa esistente nel bel paese n.d.r.) della televisione rispetto agli scandali di oggi, spiega la mancanza di indignazione popolare. (…)
Riassumendo: Tangentopoli è una collezione di immagini, soprattutto televisive. Il ripiegamento odierno della tv sul privato inibisce una nuova Tangentopoli. La differenza tra la Iª e la IIª Tangentopoli è già racchiusa nella differenza tra tv verità e reality. Oggi la diretta sopravvive in televisione come reality. Penso che nessuno sarà così ingenuo da pensare che il reality non sia altro che la trasposizione in video di una realtà vera. E neppure da confondere il reality con la tv verità. Reality e tv verità rappresentano due visioni contrapposte della vita. (…) Il reality è il genere televisivo che punta l’obiettivo sui sentimenti e sulle emozioni dei partecipanti. Tra reality e tv verità c’è la differenza che c’è tra psicologia e sociologia. (…) Per usare il linguaggio obsoleto degli anni della contestazione studentesca, tv verità e reality rappresentano due dimensioni antitetiche della vita: il politico contrapposto al privato. È evidente che la corruzione e la sua condanna appartengono a quella sfera pubblica, a quella vita associata, a quell’appartenenza alla polis che oggi si tende ad ignorare per dare più spazio alla famiglia, ai sentimenti, alle emozioni. Oggi il soggetto, l’individuo, prevale sul cittadino. E se dovessimo dare una definizione di uomo, non diremmo più che l’uomo è un animale politico ma piuttosto un animale emotivo. Oggi il reality, in tutte le sue declinazioni, riscuote più successo dei reportage e delle trasmissioni-inchiesta. Perché il reality è uno specchio della società attuale. È stata la televisione a spostare il suo obiettivo dalle piazze al buco della serratura o, al contrario, è stato lo spirito del tempo a condizionare la produzione televisiva? Entrambe le cose. (…) Con (…) una maggior conoscenza dei meccanismi della comunicazione, la politica acquisisce la consapevolezza che il consenso elettorale non è legato ai contenuti, ma è pura comunicazione. La censura si trasforma da taglio ad omissione. Non è più la frase da censurare, la striscia nera da apporre sulla nudità esibita, ma è piuttosto una scelta di generi innocui, divertenti per usare un termine berlusconiano lontani da ‘un uso criminale del mezzo televisivo’. (…) È evidente che il nostro consumo televisivo condiziona la nostra visione del mondo. Oggi non c’è indignazione perché gli oggetti di indignazione sono tenuti fuori dagli schermi e non hanno più visibilità. Rimangono le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche che hanno trasformato i nuovi corrotti nei protagonisti del reality della politica, i giornali in rubriche di gossip.”
marzo 2010
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