SEGMENTI E BASTONCINI Dove sta andando la scuola?
di
ALBERTO GIOVANNI BIUSO
SEGMENTI E BASTONCINI Dove sta andando la scuola?
Lucio Russo
Feltrinelli, Milano 1998
"Elementi - Società"
Pagine 143
£ 22.000
Finalmente. La prima impressione di fronte a questo libro è l'aver colmato una lacuna (grave) dell'università rispetto alla scuola secondaria. Lacuna di attenzione ma ancor più di comprensione. Russo (ordinario di Calcolo delle probabilità all'Università "Tor Vergata" di Roma) rivela, invece, una cognizione esatta di quanto sta accadendo nella scuola, delle radici di un attacco mortale alla trasmissione culturale in Italia. Gli attuali esecutori portano i nomi del ministro Berlinguer e del pedagogista Maragliano ma dietro di loro c'è il clima culturale degli ultimi trent'anni e la sistematica distruzione delle competenze a vantaggio della corruzione. Contro la scuola, quindi, opera uno schieramento politico-ideologico davvero trasversale e, soprattutto, c'è una società civile che o non si rende ben conto di quanto si sta tentando o ne condivide le rovinose premesse utopiche.
L'hegelismo volgare di chi giudica ogni innovazione di per sé buona; l'interesse personale di sociologi, psicologi, operatori del multimediale a incrementare le proprie cattedre ponendo al centro della riforma scolastica i contenuti da esse veicolati; la banale ma rovinosa confusione fra la tecnologia come utile strumento didattico e la tecnologia come fine in sé; l'enfasi sulla contemporaneità come cavallo di Troia per la progressiva cancellazione del latino, del greco, della storia della filosofia, delle arti figurative, della letteratura italiana; la profonda ignoranza da cui muove tale pretesa (Russo giustamente si chiede come sarà possibile comprendere l'Olocausto e l'antisemitismo del Novecento senza conoscere il posto occupato dagli Ebrei nella storia antica); lo "smantellamento della meritocrazia" (pag. 9) cominciato negli Stati Uniti e sempre più vincente anche in Europa e in Italia, mentre in Giappone -non a caso fra i Paesi tecnologicamente più avanzati- la selezione scolastica rimane durissima…questi sono alcuni dei principali fattori che stanno contribuendo a sostituire alla scuola dei soggetti critici una scuola per consumatori-esecutori-manipolatori di strumenti pensati da altri. Ciò che è in gioco è quindi ben altro che una materia scolastica o qualche consolidato metodo didattico, è in gioco -né più né meno- la libertà intellettuale e la capacità progettuale delle nuove generazioni.
La proposta Berlinguer-Maragliano è fin troppo chiara: "Si tratta del progetto, coerente e organico, di smantellare quanto resta della tradizionale scuola secondaria superiore italiana, sostituendola con una moderna 'scuola per consumatori' che, seguendo il modello della scuola americana di massa, si limiti ad avviare al consumo il cliente-studente fornendogli prodotti massificati e dequalificati, ma gradevoli e rassicuranti" (p.88). Ecco quindi il proliferare della miriade di "educazioni" alimentare, ambientale, sessuale, stradale, sanitaria, fiscale; ecco l'accrescersi delle ore dedicate al rock, al bridge, agli scacchi, al giardinaggio. La scuola come un supermarket nel quale ovviamente non si seleziona più poiché è insensato selezionare i "clienti". La scuola come un luna-park per distrarre i servi del potente di turno e abituarli a servire meglio. La scuola come cinghia di trasmissione dei programmi confindustriali, volti a creare solo quadri esecutivi, incapaci di quella critica dell'esistente che è il portato più fecondo della storia culturale dell'Occidente. Un modello d'istruzione terapeutica e socializzante priva dello spessore culturale della tradizione europea e ridotta a tenere in qualche modo i ragazzi a scuola per non lasciarli sulle strade.
Se questo è il fine, lo strumento consiste nella "deconcettualizzazione dell'insegnamento" (p.20), nella progressiva sostituzione dei libri con i videogiochi (definiti da Maragliano "la più grande rivoluzione epistemologica di questo secolo" [p. 90] ), nell'eliminazione dei concetti astratti a favore o delle sole immagini o di una metodologia banalmente empirica, nella rimozione dei segmenti a vantaggio dei bastoncini. Ma la distruzione del pensiero astratto costituisce un salto epistemico…all'indietro, rappresenta il ritorno "al metodo degli scribi paleo-babilonesi prima dell'introduzione del metodo dimostrativo" inventato dai Greci (p.33). Livellando le menti verso il basso, il facile, il ludico, la scuola di Berlinguer si illude di rinviare l'eccellenza ai dottorati e ai corsi post-universitari, creando in questo modo una nuova casta di scribi, di nuovi mandarini capaci di decidere, progettare, sapere mentre sotto di loro una massa di incolti -ma tutti rigorosamente forniti di "diploma" o perfino di "laurea"- si diverte con i videogiochi, qualunque sia il loro travestimento. Si tratta di un'illusione poiché l'eccellenza non nasce mai dal nulla ma da una media tenuta quanto più alta possibile. Il modello scolastico statunitense classista ed elitario -che i presunti pedagogisti "democratici" vogliono con entusiasmo imporre anche in Italia- mostra da tempo il suo fallimento ma Berlinguer e Maragliano sembrano non saperlo. Non stupisce, quindi, il dilagare nella società americana e sempre più nella nostra della New Age, degli irrazionalismi che confondono fisica e misteri, dei demagoghi televisivi. Annullando il metodo dimostrativo, euclideo, astratto, rimane campo libero a ogni forma di integralismo e di magia.
E gli insegnanti? Nonostante le speranze espresse da Russo, gli insegnanti tacciono, subiscono, si adeguano senza comprendere che la trasformazione di un docente in assistente sociale è la via più diretta anche per la sua liquidazione retributiva, per il definitivo tramonto del suo residuo prestigio sociale. L'ultimo capitolo del libro è dedicato a una serie di proposte alternative che hanno il pregio della concretezza e della qualità. Alla palese insensatezza di inseguire gli americani sul loro terreno, Russo oppone la conservazione di un rinnovato Liceo che superi la distinzione gentiliana fra classico e scientifico "creando una scuola di alto livello che, eliminando, ogni concessione alle mode culturali, si concentri proprio su quegli strumenti concettuali che la scuola per consumatori sta eliminando" (p. 119). Aggiungeremmo l'improrogabile necessità di organizzare una seria istruzione professionale nella quale espletare l'obbligo scolastico e dotata di laboratori, strutture, competenze sul modello degli Istituti professionali tedeschi poiché "non è possibile obbligare tutti i ragazzi a un faticoso lavoro intellettuale" (p.123).
Il libro contiene molti altri stimoli, diagnosi, proposte. Vorremmo che questo testo fosse letto, discusso, fatto proprio dagli insegnanti in vista non solo della loro sopravvivenza ma di quella della stessa scuola.
ALBERTO GIOVANNI BIUSO