NOTE SULL'INFORMATICA SOSTENIBILE A SCUOLA
di Francesco Mulas – Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci – Trento
David A.Patterson, in un articolo pubblicato su Le Scienze nel novembre 1995, ricordava che i processori raddoppiano la loro velocità di calcolo ogni di 18 mesi circa. Semplificando, potremmo affermare che, ogni anno e mezzo che passa, si può disporre di macchine più performanti di circa il 100%. Macchine quindi sempre più veloci, dove la RAM di default è ormai 64 Mega, con HD mastodontici, CD-Rom 40x, interfacce iperveloci.
Si è già discusso in passato dell’enorme divario esistente tra il ritmo esponenziale dello sviluppo tecnologico e la velocità di acquisizione delle tecnologie in ambito scolastico. Paradossalmente, l’eccessiva velocità di crescita tecnologica potrebbe rivelarsi un collo di bottiglia per l’integrazione della didattica tradizionale con gli strumenti informatico-telematici. La scuola ha bisogno di rispettare e far rispettare i suoi ritmi di apprendimento, sia dei docenti che dei discenti.
Con un gruppo di colleghi e sostenitori, sto tentando di introdurre una nuova idea:
-Educazione all’informatica sostenibile.
Nelle scuole si sta ingenerando l’idea pericolosa che tutto ciò che non sia HW e SW al passo con i tempi non sia più così utile nella didattica che fa uso dell'informatica. Per quanto riguarda l'hardware, in aperto contrasto con il messaggio educativo offerto da alcune discipline (consapevolezza dell'inevitabile chimizzazione ambientale, aumento di entropia, ecc.) in rapporto alla produzione di oggetti complessi quali i personal computer, molti 486 e Pentium di prima generazione sono stati o stanno per essere messi in cantina. Letteralmente in cantina, dal momento che, come noto, l’alienazione di beni come i PC obsoleti è un’operazione burocraticamente impossibile. Si pensi ai costi che si creeranno in prospettiva a causa di un’obsolescenza dovuta spesso a bisogni informatici non reali, ma indotti. Non è pensabile l'acquisto di un laboratorio di informatica ogni 3 anni, anche a fronte di una velocità dei processori divenuta un quarto rispetto ai prodotti correnti (vedi sopra). Meditando sulla sostenibilità della crescita tecnologica si potrebbe arrivare lontano, fino alle radici del modello di sviluppo che regola la vita dei paesi "civilizzati".
E’ evidente che per diverse ragioni, che vanno dall'attendere alle sensibilità ambientali fino ai significati più strettamente educativi, queste macchine vanno riciclate per compiti ancora dignitosissimi quali la programmazione, l'informatica gestionale o addirittura funzioni di server web, ftp, news all’interno delle intranet scolastiche. Ai miei ragazzi amo citare l’esperienza di quei ricercatori americani che, vessati da una cronica carenza di fondi, hanno costruito una zuppa di computer (soupercomputer), adoperando processori superati e ottenendo a costo zero (o quasi) una macchina parallela di grande potenza, naturalmente con S.O. Linux(www.esd.ornl.gov/facilities/beowulf/).
Sul versante del software, deve aprirsi un confronto parimenti franco. Conviene l'acquisto di una macchina con processore dell'ultima generazione per vedersi caricare il sistema operativo e il word processor preferito nello stesso tempo del vecchio ed amato 486? Ovviamente la risposta è no, se utilizziamo la macchina solo per scrivere. Ma attenzione, nel fare queste scelte esiste un rischio: quello di passare per uomini delle caverne.
Esistono inoltre tanti sistemi operativi. Quello al quale devo l'acquisizione della mia pur minima cultura unix, oltre ad un impagabile senso di libertà è Linux. Lo utilizzo a casa, sul mio Pentium 75. Un sistema free, nato e cresciuto in quell'ottica collaborativa che può dare un senso profondo all'informatica educativa. Queste note sono, con mia somma soddisfazione, scritte sotto la protezione di questo grande esempio di informatica sostenibile.
Per terminare una piccola esperienza: nella intranet del liceo dove insegno, una tipica rete locale TCP/IP dotata di server NT e client Win95, ho provato ad aggiungere un piccolo PC raccattato in un angolo del laboratorio di scienze.
Un 486 a 33 MHz, 8 Mega di RAM, HD da 120 Megabyte e CD-Rom 2x, dall’aspetto piuttosto dimesso rispetto alle workstation di ultima generazione, è potuto risorgere agli antichi fasti.
Installata una scheda combo avanzata e Linux (Slackware), è diventato in breve tempo "Genoma", il piccolo server del laboratorio di scienze. A causa di una ventola di raffreddamento e delle incomprensioni del sottoscritto con l’interprete Perl non può vantare un uptime invidiabile, ma nutro buone speranze. Su questo server sono disponibili varie informazioni scientifiche ad uso degli studenti e sul quale spero di poter raccogliere i prodotti multimediali dei maturandi che porteranno le tesine in formato HTML al riformato esame di maturità. Spesso, pensando a questo minimo esperimento, volo con il pensiero ad un qualcosa fatto con i ragazzi, recuperando vecchie macchine, usando sistemi free, per costruire insieme qualcosa di utile per la didattica e per il loro senso critico. Chissà se un domani, per necessità o diletto, ciò potrà realizzarsi.