L'insostenibile pesantezza del Nulla
Considerazioni pedagogico-filosofiche sul peso degli zainetti e altro

di Stefano Franzato

L'estate sembra non finire, mentre la Scuola di sicuro va a ricominciare. Puntuali come una ricorrenza, i mass media parlano dell'imminente inizio del nuovo Anno Scolastico; il che equivale a sottolineare ancora una vol ta, quasi celebrassero una sorta di rito, gli eterni irrisolti problemi della Scuola... Ma riuscireste a immaginarla senza problemi? Se non avesse problemi che Scuola sarebbe? Non costituirebbe più talvolta argomento di chiacchiera - sovente più per criticarla che lodarla - da parte di chi non è addentro, né un ottimo pretesto per i politici per dire come dovrebbe essere, cosa devono fare i docenti e, eventualmente, fare proposte e promesse che tali rimarranno, il più delle volte. E forse è bene sia così poiché il rischio di peggiorarla permane assai alto.
Comunque sia, ciò che TV, Radio e giornali in questo periodo mettono più in risalto nei loro servizi sul mondo scolastico è, più o meno nell'ordine:

    1. il costo dei libri di testo: specialmente per chi va in prima di qualche ordine di scuola, costo che va a sommarsi
    2. a quello del corredo scolastico: zainetti, diari, astucci, colori, copertine, e chi più ne ha più ne metta;
    3. il peso che, dopo l'acquisto di quanto ai precedenti punti, va a gravare sulla schiena degli studenti specialmente quelli della Scuola Primaria e Media inferiore; non sono trascurati anche quelli della superiore;
    4. l'impossibilità per la più parte delle scuole di iniziare regolarmente l'A.S. a causa del "balletto" degli insegnanti e delle loro nomine: questo, se tutto andrà bene, avrà termine a metà ottobre ma in certi istituti e scuole periferici non si avrà l'orario definitivo che a novembre.

Totale: il solito caro caos d'inizio anno.
Come si vede, problemi di ordine culturale non sembra essercene. Nessun servizio televisivo o radiofonico, o articolo di giornale si pone domande sulla quantità e qualità del sapere che viene - o non viene - trasmesso e imparato dagli alunni a scuola. Evidentemente, quelle della conoscenza e del sapere sono questioni di minore importanza, poco sentite o date talmente per scontate che è inutile parlarne. In ogni caso notizia non la fanno.
Ma procediamo con ordine.
Relativamente ai punti 1 e 3, i toni e il modi con cui i mass media presentano e pongono la questione, sembrano addossare tacitamente quanto, in qualche misura, indirettamente la colpa di aver provocato il problema alla Scuola e in particolar modo agli insegnanti, rei di aver scelto e adottato i costosi e pesanti testi: la soluzione è implicitamente suggerita. Ed è molto semplice, anche: anziché il consueto criterio didattico-contenutistico seguito per la scelta se ne adotti uno che ponga il peso del o dei libri come fattore discriminante quanto determinante la scelta stessa. Volendo, si potrebbe porre in essere anche un sistema di precedenze e/o di diritti basato sull'anzianità di sevizio o sull'altezza raggiunta a seconda di quanti "gradoni" si è saliti, per cui un docente può far adottare testi più pesanti (e, presumibilmente più costosi) mentre il collega, magari di fresca nomina, dovrà giocoforza far adottare libri più leggeri (di fatto e di prezzo). Oppure questo sistema può esser realizzato a rotazione negli anni per materia (quest'A.S. tocca a Italiano, il prossimo a Matematica, poi Lingua Straniera, e così via, a esaurimento finche si torna a Italiano). Mi rendo conto che sarebbe un meccanismo piuttosto semplicistico, ma, del resto, sono solo un modesto docente, n on un burocrate esperto, al quale sono certo, basterebbe poco a complicare di più e indescrivibilmente quanto inutilmente meglio il suddetto sistema. Che volete, "a ciascuno il suo", diceva se non ricordo male don Luigi (non un ecclesiastico ma Pirandello). Non sarà forse compito dei mezzi d'informazione mettere in relazione le notizie che essi stessi danno, è bene, in ogni caso e per quanto possibile, lo facciano i destinatari di quelle notizie: dovrebbe svilupparlo la Scuola questo "senso critico". È noto che su 100 neoscolari, soltanto otto saranno dottori. Come mai tanta insostenibile pesantezza sulle spalle e questi scarsi risultati? Queste rinunce e questi traguardi mancati? Questi approdi al nulla? Correlando e parafrasando , si potrebbe concludere che anziché l'insostenibile leggerezza dell'Essere, si è di fronte all'insostenibile pesantezza del Nulla.
Relativamente al punto 2, si spera che di alcuna colpa venga imputata l'istituzione scolastica e chi in essa vi lavora ma, si sa, coram populo, presto si fa a far di tutta l'erba un fascio e additare gli insegnanti o la Scuola in toto quali responsabili del dover acquistare per i figli il corredo scolastico che - da come vien presentato e dalle lamentele - sembra costar di più del corredo matrimoniale (di cui, peraltro non ci si lamenta mai). Anche qui, mettendo in relazione le notizie, salta subito all'occhio che il caro corredo scolastico, di sicuro e non di rado serve e dura più a lungo di un matrimonio medio dell'Italia d'oggidì. Per cui appare più conveniente comprare quaderni, gomme, penne e matite che tutto ciò che occorre per un matrimonio: i primi, se non gettati, nell'età adulta potranno diventare certamente un tenero ricordo, il secondo la crudele memoria di un amore che fu (o non fu). L'inalienabile memento di un incontrovertibile fallimento.
E poi chi va a fare le compere affollando i grandi magazzini e cedendo alle lusinghe pubblicitarie (che raramente vengono incolpate o criticate), sono i genitori coi loro figli. Quanti papà e mamme - in nome di una sana e, talvolta, necessariamente oculata economia domestica - sanno (o soltanto vogliono) resistere alle gentili, insistenti moine della propria prole? Quanti temono o non intendono rischiare di patire sensi di colpa se non comprano quello zainetto di quella reclamizzata marca o il diario-gadget e i quaderni del noto personaggio dei fumetti, dei giochi, della telenovela, della serie di telefilm attualmente in voga? Quanti genitori circondano i propri figli in un benessere effimero nel tentativo di nascondere a se stessi la propria incapacità o la propria assenza di volontà di educarli, di accompagnarli giorno dopo giorno nella loro crescita, nel loro essere? Per essere. E poi, fin dai primi conflitti danno loro degli ingrati: "a me fa queste parti! Io che gli ho dato tutto e non gli ho mai fatto mancare niente!", Già, niente. L'errore il più delle volte consiste nell'aver percorso, a mo' di giustificazione delle proprie scelte educative, l'assai più comoda via dell'avere che quella più lunga e forse irta dell'essere. Anzi, dell'apparire. Apparire perché non si è (e, di questo, si è più meno consapevoli). Apparire attraverso l'avere. Questo principio traspare sovente nei discorsi dei bambini. "io ho" questo e quest'altro (il quaderno, il vocabolario, l'astuccio di....) quindi "sono" o, per lo meno, mi si deve considerare cosi (quindi, ancora una volta, sembro). E la Scuola per fini suoi, asseconda questi genitori incapaci o rinunciatari (meno male, per i bambini e i ragazzi che non sono tutti i genitori). Li asseconda istituendo il Tempo Pieno, Prolungato, aprendo anche al pomeriggio le scuole ai ragazzi delle Superiori, approntando per tutto ciò la giustificazione pedagogica all'uopo.
Rimane da chiedersi, quindi, quale sia e sia stato il ruolo e il contributo delle famiglie al degradato stato attuale dell'Istituzione scolastica. Quando si cerca di spiegare i mali e i problemi scolastici si parla quasi sempre di insegnanti: troppi, mal pagati, frustrati e pure ignoranti, costantemente bisognosi di corsi di formazione e aggiornamento (ma lo stud io individuale, non viene però riconosciuto). Eppure dagli inizi degli Anni Settanta, a pieno titolo nella scuola quale componente avente un peso per niente irrilevante nelle decisioni anche di un singolo istituto scolastico, ci sono i genitori, quindi, considerato le pressioni che, volendo, sono in grado di esercitare sulla vita scolastica, non possono di sicuro chiamarsi fuori se ora la scuola è così: volontariamente o involontariamente, nel male e/o nel bene anche loro una parte la devono aver avuta e fatta. E, tuttavia, quando si analizzano i mali della Scuola e se ne ricercano le cause, delle famiglie non si sente mai parlare, anzi, come si è detto, i docenti sembrano essere se non gli unici, almeno gli imputati maggiori dello sfascio scolastico. Se queste son le analisi e quest'altre le conclusioni, bisogna innanzi tutto sottolineare che tali analisi sono incomplete, parziali e, probabilmente "politically incorrect" e, conseguentemente, destituite di ogni credibilità.
Relativamente all'ultimo punto, il "balletto" degli insegnanti e delle loro nomine ad ogni inizio d'Anno Scolastico, bisognerebbe spiegare ai non addetti ai lavori il più chiaramente possibile i meccanismi che determinano, appunto, le nomine e le scelte delle sedi; le precedenze, i diritti , i punteggi, gli utilizzi, le assegnazioni provvisorie e così via. Forse, una parziale soluzione potrebbe venire da un'idea che nessun politico o sindacalista sembra finora aver preso in considerazione (forse perché darebbe troppo l'impressione di un ritorno alle origini): per dar più tempo ai Provveditori di espletare tutte queste importanti faccende, cominciare le lezioni come una volta al 1 ottobre e, per star dentro i duecento giorni farle terminare un po' dopo. Follia? Forse ben peggio: buon senso.